TeatroVagante, compagnia nata nel 2020 da Sara Gagliarducci e Valentina Nibid, incontra piccoli paesi isolati, spesso spopolati e periferie fuori dai circuiti culturali e dei festival per restituirne una narrazione inedita attraverso l’arte partecipata. Il suo linguaggio, composito e sincretico, sfugge ogni forma di folklorismo a favore di una visione transculturale e multidisciplinare.

La modalità scelta è quella del teatro partecipato e itinerante che si esplicita nella forma dell’attraversamento e si fonda sull’azione del camminare. Il senso deriva dall’atto compiuto da un corpo estraneo che attraversa un luogo estraneo sortendo un senso di spaesamento, risultato dell’incontro di due punti di vista e quindi della necessità di riadattamento di un immaginario, di una visione collettiva che passa per l’esperienza intima di chi partecipa.

L’attraversamento è un’azione non permanente. Non ha il tempo di chiudere, di riorganizzare o fissare, di definire o affermare. Fa della “presenza” dello straniero, del performer, uno strumento di attivazione di relazioni, di scomposizione e rilettura dello spazio. Quello che si compie è un atto performativo fatto di azioni minimali che si costruiscono a partire da un’osservazione silenziosa dei luoghi incontrati, che si innesca con la messa a fuoco di risonanze tra questi e le persone, richiami che fanno emergere simboli ed evocano ricordi andando a lavorare sulla memoria in un senso dinamico e non conservativo, attraverso la commistione di tradizione e innovazione. La performance prende vita da un processo di destrutturazione che smonta e svuota la trama, generando un alleggerimento delle azioni, delle scenografie, delle parole e delegando al camminare e al guardare il senso profondo della composizione.

Ne deriva una performance estemporanea che nasce e si consuma nel qui ed ora dell’incontro. L’attraversamento porta con sé il concetto dell’effimero che ha a che fare con la contemporaneità, con quello che avviene nello spazio creato da luogo, comunità e “passanti”; rende visibile un cerchio impalpabile facendosi rito secondo la metodologia del teatro sociale e di comunità; un rito che, attraverso la comunione tra paesaggio e persone, riporta l’attenzione sui luoghi e sulle loro narrazioni, turbandole, ravvivandole, rileggendole attraverso la contaminazione di diversi punti di vista e linguaggi.


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